BUROCRAZIA – Italia al penultimo posto in Ue per soddisfazione imprese su servizi Pa. Zenari: “Ad oggi risultano vigenti 119.166 atti normativi e 34.506 atti giuridici europei”
SERVIZI IMPRESEIl confronto internazionale sulla soddisfazione delle imprese in merito ai servizi della Pubblica amministrazione evidenzia un forte ritardo dell’Italia. Secondo una recente indagine di Eurobarometro della Commissione europea, in Italia solo il 24% delle imprese si dichiara soddisfatta o molto soddisfatta dei servizi della Pubblica amministrazione. Il dato italiano è quasi dimezzato rispetto alla media UE 27, dove la soddisfazione sale al 42%. L’Italia e al penultimo posto in Ue a 27, davanti solo alla Romania, dove la soddisfazione è al minimo del 22%.
Le evidenze sul peso della burocrazia, qualità dei servizi pubblici e complessità normativa sono state al centro di un’analisi curata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese.
“Il buon funzionamento della macchina amministrativa dello Stato rappresenta un fattore decisivo della crescita di un moderno sistema economico – commenta Devis Zenari, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –. Sulla bassa dinamica dell’economia italiana grava una insufficiente crescita della produttività, appesantita da una elevata burocrazia che comprime la competitività delle imprese e ostacola gli investimenti, strategici per la transizione energetica e digitale. Un carico burocratico eccessivo si traduce in costi aggiuntivi, incertezza e minore attrattività degli investimenti e abbassa la qualità dei servizi della Pubblica Amministrazione”.
A livello europeo, le quote più elevate di imprese soddisfatte dei servizi pubblici si riscontano in Lussemburgo con il 67%, Irlanda con il 64%, Malta con il 62%, Estonia con il 59%, Polonia con il 55%, Austria e Svezia con il 54%, Danimarca con il 52% e Spagna con il 50%. Tra i maggiori paesi europei la Francia registra il 47% delle imprese soddisfatte mentre la Germania si ferma al 35%.
Secondo Confartigianato, la graduatoria mette quindi in evidenza una forte polarizzazione europea: nei paesi del Nord e in alcune economie piccole e digitalizzate prevale un rapporto positivo tra imprese e PA, mentre nelle maggiori economie manifatturiere di Italia e Germania, più esposte alla concorrenza internazionale, il giudizio delle imprese segnala persistenti criticità amministrative, burocratiche e organizzative degli apparati pubblici.
La riduzione della burocrazia è una priorità degli interventi di riforma e di politica economica. Le Raccomandazioni della Commissione europea pubblicate mercoledì scorso indicano che l’Italia deve “migliorare ulteriormente l’efficienza della pubblica amministrazione e rafforzare ulteriormente la capacità amministrativa, in particolare a livello locale e nel Mezzogiorno”.
“Basti pensare – continua il Presidente di Confartigianato Verona – che Confartigianato ha verificato su Normattiva – il portale della legge dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – sul quale si evidenzia che all’8 giugno 2026 risultano essere 119.166 gli atti normativi vigenti pubblicati negli ultimi cento anni, dall’8 giugno 1926”. Si sovrappone il complesso recepimento delle norme europee: nell’arco di quindici anni, dal 2009 al 2024, la legislazione europea ha prodotto 34.506 atti giuridici tra regolamenti, direttive e decisioni, una media di 6 atti al giorno.
“Con un tax gap di 42,9 miliardi rispetto alla media UE – conclude Zenari –, l’energia più cara del 24,3%, l’accesso al credito più difficile, la burocrazia percepita come ostacolo dal 74% degli imprenditori, la qualità dei servizi pubblici tra le più basse del continente, è già un miracolo che le micro, piccole e medie imprese riescano ancora a fare da stampella all’economia del Paese. Senza semplificazione reale, non a parole, il rischio è che ogni riforma diventi un boomerang per le imprese”.
Il caso del sostegno agli investimenti green
I costi per gli adempimenti e tempi lunghi delle procedure pesano anche nella doppia transizione, digitale e green. Nel decreto attuativo dell’iperammortamento (agevolazione che ha sostituito Transizione 5.0) per investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 sono richieste alle imprese numerose comunicazioni. Come ha evidenziato la Direzione Politiche Fiscali di Confartigianato, le imprese devono trasmettere una comunicazione preventiva, una per la conferma del versamento dell’acconto pari ad almeno il 20% e una per il completamento. Ma non solo. Fino al termine di fruizione dell’agevolazione, i beneficiari devono inviare entro il 20 gennaio di ciascun anno, una comunicazione periodica con le informazioni relative agli investimenti effettuati, al costo sostenuto e alla previsione di utilizzo del beneficio. Infine, entro il successivo 30 giugno una comunicazione integrativa della precedente in cui si indicano le quote di ammortamento relative all’incentivo imputate in ciascun esercizio. Se consideriamo la quota di ammortamento del 9% relativa ad un impianto fotovoltaico, il costo dell’investimento si distribuisce su undici esercizi e richiede complessivamente la compilazione e l’invio di venticinque comunicazioni. Il costo per tali adempimenti pesa sul rendimento netto degli investimenti, in particolare per le imprese più piccole e in contesti di elevata turbolenza, come l’attuale che risulta dominato dagli impatti sui costi di energia e materie prime della crisi di Hormuz, rendendo più incerto il business plan aziendale che accompagna la decisione di investimento.
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