GIOVANI IMPRENDITORI – La giornata al MAKE THE NEXT, primo festival dei Giovani Imprenditori, tra confronti serrati e un Position Paper per istituzioni e politica
Giovani imprenditoriNel 1950 l’italiano “tipo” era un under 30. Nel 2050 sarà un over 70. Questa la fotografia più immediata della trasformazione demografica che sta investendo il Paese e che avrà conseguenze profonde anche sul sistema produttivo. Oggi, in Italia, i 15-19enni sono circa 2,9 milioni, contro i 4,2 milioni di 60-64enni. In Francia il rapporto si inverte, con circa 4,3 milioni di 15-19enni e circa 4 milioni di 60-64enni.
Sul fronte del mercato del lavoro gli under 35, che nel 2004 rappresentavano circa il 34% degli occupati, nel 2023 sono scesi al 22-23%, mentre gli over 50 sono passati dal 21% a sfiorare il 40%.
Da questo squilibrio parte il Position Paper “Il valore del fare, il coraggio di cambiare”, il manifesto programmatico dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Imprese Veneto, presentato oggi al CUOA Business School di Altavilla Vicentina in occasione del primo Festival dei Giovani Imprenditori del Veneto, promosso da Confartigianato Imprese Veneto e Confartigianato Imprese Vicenza, con il contributo di EBAV e la collaborazione di IVL – Istituto Veneto Lavoro. Presente anche la delegazione veronese, capitanata da Fabio Girlanda, Presidente di Confartigianato Giovani Imprenditori Verona.
Un documento, Position Paper, costruito attraverso un percorso di ascolto e co-progettazione che ha coinvolto la base associativa under 40 di tutta la regione e che mette sul tavolo una serie di proposte rivolte alle istituzioni, al sistema economico e alla stessa rappresentanza associativa. L’obiettivo è affrontare una delle questioni decisive per il futuro del Veneto: come garantire il ricambio generazionale e rendere ancora possibile, per un giovane, scegliere di fare impresa.
In Veneto, infatti, il 32,7% delle imprese dell’imprenditoria giovanile è artigiana: quasi una su tre. Ma il ricambio è sempre più complesso. Nel 2023 il numero dei dipendenti con 55 anni e più ha superato quello degli under 30 e, negli ultimi sei anni, il passaggio generazionale ha interessato appena l’11,6% delle imprese. Secondo le stime, la quota potrebbe scendere all’8,5% nei prossimi anni.
“Il rischio è quello di un corto circuito: i giovani che entrano nel sistema non sono più sufficienti a compensare l’invecchiamento dei titolari e questo può mettere in difficoltà la continuità di imprese che rappresentano una parte fondamentale dell’economia veneta – sottolinea Gianni Mezzalana, presidente del Movimento Giovani Imprenditori di Confartigianato Imprese Veneto –. Il nostro Manifesto nasce per dire che non vogliamo limitarci a registrare questo cambiamento, vogliamo governarlo. Per farlo servono condizioni che rendano attrattivo avviare un’impresa, ma anche strumenti che consentano di trasferirla senza disperdere competenze, relazioni e quel saper fare che richiede spesso decenni per essere costruito. Chiediamo meno burocrazia, strumenti economici per chi vuole avviare una nuova impresa e soprattutto un sistema che accompagni la transizione, senza costringere l’imprenditore esperto ad uscire dall’azienda proprio nel momento in cui il suo contributo può essere più prezioso”.
Il problema è già evidente: secondo i dati raccolti da Confartigianato Imprese Vicenza, nel 2022 il 57,2% delle imprese venete ha incontrato ostacoli nel passaggio generazionale. Tra le principali difficoltà emergono l’assenza di eredi o successori interessati (22%), le difficoltà nel trasferimento di competenze e dei rapporti con clienti e fornitori (15,2%) e gli ostacoli burocratici, legislativi o fiscali (16,9%).
Per questo il Position Paper individua nella continuità d’impresa e nel passaggio generazionale uno dei suoi assi prioritari. I Giovani Imprenditori chiedono che il “Fondo Staffetta” annunciato dalla Regione del Veneto, con una prima dotazione di 400mila euro, diventi il punto di partenza di un Programma Quadro Regionale permanente, superando la logica degli interventi una tantum. A livello nazionale viene invece proposta l’introduzione di un regime previdenziale dedicato alla transizione d’impresa, che permetta all’imprenditore senior di affiancare temporaneamente il subentrante senza essere penalizzato sul piano contributivo.
“In tema di passaggio generazionale – commenta Alberto Facchin, presidente dei Giovani Imprenditori di Confartigianato Imprese Vicenza – apprezziamo lo stanziamento di 400mila di euro da parte dalla Regione Veneto. Ora attendiamo la delibera attuativa della Giunta per capire come si concretizzerà questa misura. Auspichiamo che le risorse, sebbene siano molto probabilmente insufficienti per attuare significativi impatti immediati, possano rappresentare davvero un primo segnale di attenzione verso un approccio alla continuità di impresa e alla trasmissione del sapere e delle maestranze in una Regione ad alto tasso di artigianalità come la nostra. Va anche considerato che il passaggio d’azienda non avviene dall’oggi al domani e quindi una riflessione merita il ruolo del senior fino all’età di uscita dall’impresa. Per questo sarebbe auspicabile che prima di procedere sulle modalità di erogazione di quei 400mila euro ci fosse un confronto con Confartigianato che conosce a fondo problematiche e dinamiche delle imprese in fase di passaggio generazionale e ha già avuto buona esperienza nel funzionamento di una misura analoga qualche anno fa”.
“La Regione ha già finanziato con 400 mila euro un primo intervento di studio e accompagnamento al passaggio generazionale – ha ricordato l’Assessore Regionale allo sviluppo economico, Massimo Bitonci – questo fondo staffetta sarà destinato a diventare strutturale e dovrà tradursi in strumenti concreti di consulenza e sostegno, anche per favorire reti, aggregazioni e nuove forme societarie. Allo stesso tempo dobbiamo facilitare l’accesso al credito, soprattutto per i giovani e per le imprese più piccole: i 10 milioni aggiuntivi sul Fondo di Garanzia, esauriti in un mese, dimostrano quanto sia forte la domanda. Stiamo lavorando anche con altre amministrazioni regionali del nord – ha aggiunto Bitonci – per costruire un grande distretto manifatturiero capace di contare in Europa. E in questo progetto i giovani sono decisivi: saranno loro ad accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica, digitale e sostenibile, trasformando idee e innovazione in nuovi processi di crescita”.
Il Manifesto allarga però lo sguardo anche alla nuova identità dell’artigianato. I Giovani Imprenditori chiedono di superare una rappresentazione legata esclusivamente al lavoro manuale e di valorizzare pienamente le nuove professioni digitali, i servizi avanzati e le microimprese immateriali. Sul fronte dell’accesso alle politiche pubbliche viene proposta, inoltre, l’introduzione dello status di “Neo-Imprenditore”, basato sull’anzianità effettiva dell’impresa e non esclusivamente sull’età anagrafica del titolare, oppure, in subordine, l’innalzamento a 40 anni della soglia oggi prevista per alcune misure.
Un altro capitolo riguarda il lavoro e la capacità delle imprese di attrarre e trattenere persone. Il Position Paper propone di orientare maggiormente la bilateralità verso i bisogni delle nuove generazioni, con interventi su welfare, conciliazione vita-lavoro, genitorialità e benessere organizzativo.
La difficoltà di costruire un progetto di vita in Italia emerge anche dal quadro sociale così come riferito nella relazione di apertura del convegno del Professor Alessandro Rosina, docente di demografia presso l’Università Cattolica di Milano. Nel 2024 il tasso di occupazione dei 15-34enni era del 44,8%, contro il 65,3% dei 50-64enni. E secondo i dati Istat riferiti al 2022-2023, gli under 30 occupati guadagnano il 36% in meno degli over 50. Non sorprende quindi che, alla domanda sulla possibilità di realizzare i propri obiettivi trasferendosi all’estero, una quota elevata di giovani indichi Germania, Regno Unito, Francia e Spagna come Paesi nei quali vede opportunità maggiori rispetto all’Italia. L’85,1% degli intervistati considera inoltre inadeguato il livello di attenzione delle istituzioni verso le esigenze e il futuro dei giovani.
Il confronto internazionale mostra inoltre come l’Italia si collochi tra i Paesi caratterizzati da una maggiore dipendenza economica dei giovani dai genitori, mentre Paesi come Danimarca e Svezia presentano una dipendenza molto più contenuta e maggiori investimenti in ricerca e sviluppo. È il contrasto, richiamato da Rosina, tra Paesi con giovani più passivi e dipendenti dalla famiglia di origine e Paesi nei quali le nuove generazioni riescono a essere maggiormente attive nella società e nel mercato del lavoro.
Il Manifesto guarda infine anche alla partecipazione dei giovani alla programmazione delle politiche regionali. La richiesta è di superare una partecipazione limitata alla consultazione e di garantire una presenza stabile delle nuove generazioni nei luoghi nei quali vengono definite le strategie per lo sviluppo del territorio.
Il documento non vuole essere una fotografia statica. I Giovani Imprenditori hanno individuato indicatori semplici e verificabili per monitorare nel tempo l’attuazione delle proposte. La sfida, spiegano, non è ottenere misure assistenziali una tantum, ma costruire condizioni strutturali per trasformare le aspirazioni dei giovani in nuovo valore economico e sociale.
“Il valore del fare, il coraggio di cambiare” diventa così una rotta per un artigianato che non chiede di essere protetto dal cambiamento, ma di poterlo affrontare da protagonista: con più giovani, nuove competenze, imprese capaci di innovare e un sistema in grado di non disperdere il patrimonio di conoscenze costruito dalle generazioni precedenti.
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