ANAP – Dal convegno regionale ANAP: “Italia inizi a governare invecchiamento come la più grande sfida politica, economica, sociale e sanitaria dei prossimi 30anni”
9 Luglio 2026

ANAP – Dal convegno regionale ANAP: “Italia inizi a governare invecchiamento come la più grande sfida politica, economica, sociale e sanitaria dei prossimi 30anni”

ANAP PensionatiPatronato INAPA

Il Veneto sta cambiando volto. Oggi, conta circa 4,85 milioni di abitanti, ma il saldo naturale continua ad essere negativo: nel 2024 si sono registrati circa 30 mila nati a fronte di oltre 50 mila decessi. L’indice di vecchiaia ha raggiunto il 203% e l’età media della popolazione è salita a 47 anni, sette in più rispetto a venticinque anni fa. Secondo le proiezioni ISTAT, entro il 2050 oltre un veneto su tre avrà più di 65 anni. Ancora, Secondo i dati diffusi oggi da Uripa gli over 80 in Veneto passeranno dall’essere 382.000 ad essere 603.000, il 65% abita da solo.

La trasformazione demografica a cui assistiamo ormai da vent’anni pone interrogativi sempre più urgenti sulla tenuta del sistema sociosanitario e sulla capacità di garantire assistenza a una popolazione sempre più anziana e caratterizzata da una crescente diffusione della cronicità: oggi oltre il 65% degli over 75 convive infatti con almeno due patologie croniche, mentre il numero di medici di medicina generale sul territorio è sceso del 40%.

Di queste prospettive si è discusso nel corso dell’incontro regionale di ANAP Confartigianato Persone Veneto, dedicato al tema “La sanità territoriale e i servizi per gli anziani nel Veneto. Quali risposte per una popolazione che invecchia?”, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del sistema sanitario e della medicina territoriale. Presente a Villa Braida di Mogliano Veneto anche la delegazione scaligera, guidata dal Presidente di ANAP Confartigianato Verona, Gianni Peruzzi.

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Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare l’assistenza domiciliare, affinché un numero sempre maggiore di persone anziane possa continuare a vivere nella propria casa il più a lungo possibile, con servizi adeguati e continuità assistenziale. Parallelamente, è stato sottolineato come debba essere potenziata anche l’offerta di strutture residenziali e di soluzioni abitative innovative, replicando le esperienze di social housing già presenti in alcune realtà del Veneto, per garantire pari opportunità di accesso ai servizi su tutto il territorio regionale. In questo quadro assume un ruolo strategico anche la riorganizzazione della medicina territoriale.

«Una società che si prende cura dei propri anziani è una società più forte, più coesa e più giusta – ha dichiarato Severino Pellizzari, Presidente di Anap Confartigianato Veneto –: è questo il modello di comunità che ANAP e Confartigianato vogliono contribuire a costruire.  Come Anap guardiamo con soddisfazione alla realtà delle case di comunità in Veneto e siamo convinti che il prossimo passo da fare sia quello di garantire anche una domiciliarità altrettanto capillare ed efficiente. Allo stesso tempo è indispensabile ampliare e qualificare l’offerta di residenzialità e favorire la diffusione di modelli innovativi, come le esperienze di social housing già presenti in alcune aree del Veneto, affinché tutti gli anziani, indipendentemente dal territorio in cui vivono, possano accedere alle stesse opportunità di assistenza e socialità. L’allungamento della vita è una conquista della nostra società. Il compito delle istituzioni è fare in modo che a questa maggiore longevità corrispondano anche dignità, autonomia e benessere. Per questo chiediamo una programmazione di lungo periodo, che coinvolga istituzioni, sanità, enti locali e rappresentanze sociali».

«L’invecchiamento della popolazione ci impone di ripensare profondamente l’organizzazione della sanità territoriale. Le Case della Comunità rappresentano un’opportunità importante, ma da sole non possono essere considerate la soluzione – ha affermato Andrea Dini, segretario provinciale FIMMG Padova –. La vera sfida è costruire una rete nella quale la Medicina Generale sia pienamente integrata, valorizzando la capillarità degli studi dei medici di famiglia, rafforzando il lavoro in équipe, garantendo interoperabilità dei sistemi informativi, strumenti contrattuali adeguati e una reale semplificazione burocratica. La Regione del Veneto ha dimostrato di voler investire nella riorganizzazione dell’assistenza territoriale; ora è fondamentale completare questo percorso attraverso un confronto costante con i Medici di Medicina Generale, affinché possano diventare protagonisti del nuovo modello organizzativo e non semplici destinatari delle riforme. Solo così sarà possibile costruire un sistema territoriale moderno, sostenibile e realmente capace di rispondere alle grandi sfide demografiche e sanitarie dei prossimi decenni».

«L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle principali sfide per il nostro sistema socio-sanitario e richiede una risposta fondata sull’integrazione tra servizi sanitari, servizi sociali e comunità locali – ha detto Eddi Frezza, Direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’Ulss 4 Veneto Orientale –. L’esperienza del territorio dell’ULSS 4 Veneto Orientale conferma quanto sia fondamentale investire nella domiciliarità, nella presa in carico multidisciplinare e nella collaborazione tra Comuni, medicina generale, Terzo settore e rete familiare. Le Case della Comunità, insieme agli altri servizi territoriali e ai costituendi Ambiti Territoriali Sociali (ATS), rappresentano un’importante opportunità per rendere più accessibili e coordinati gli interventi, ma la loro efficacia dipende dalla capacità di lavorare in rete e di costruire percorsi realmente integrati. È altrettanto importante sostenere i caregiver familiari, che costituiscono una risorsa essenziale per il sistema di welfare: solo attraverso una programmazione condivisa e una forte integrazione sociosanitaria – ha concluso Frezza –  sarà possibile affrontare con efficacia i cambiamenti demografici che attendono il Veneto nei prossimi anni».

«Nei prossimi vent’anni l’Italia, già oggi secondo Paese più anziano al mondo, dovrà affrontare quello che considero un vero tsunami sociale, sanitario ed economico – ha detto Roberto Volpe Presidente Uripa –, una trasformazione destinata a coinvolgere ogni famiglia, ogni Comune, ogni Azienda sanitaria e gli stessi conti pubblici. La cosa che più mi preoccupa è che, nonostante i numeri siano sotto gli occhi di tutti, questo tema continua a non occupare il posto che merita nell’agenda politica nazionale».

«Ne è un esempio il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – continua Volpe – nel più grande investimento pubblico degli ultimi decenni, nel secondo Paese più vecchio del mondo, non è stato previsto un solo euro destinato al potenziamento delle RSA. Una scelta che personalmente ho ritenuto e continuo a ritenere incomprensibile. Si è investito giustamente sulle Case della Comunità e sulla sanità territoriale, ma ci si è completamente dimenticati che esiste una popolazione di anziani non autosufficienti che necessita di assistenza continuativa e altamente qualificata. Dobbiamo superare definitivamente la contrapposizione tra domiciliarità e residenzialità, ma accanto a tutto questo dobbiamo però avere il coraggio di investire molto di più nell’invecchiamento attivo. L’invecchiamento attivo non può più essere considerato un insieme di iniziative meritorie: deve diventare una vera politica pubblica nazionale e regionale. Ancora, dobbiamo affrontare senza ipocrisie il tema del personale, un esempio virtuoso è la missione  URIPA di gennaio in Brasile e Repubblica Domenicana per effetto della quale da allora ad oggi abbiamo già oltre 120 visti di ingesso rilasciati dalle Ambasciate per validissimi OSS, di età media dai28 ai 30 anni. Infine, conclude Volpe –  l’Italia non può continuare a considerare l’invecchiamento come una conseguenza della longevità. Deve iniziare a governarlo come la più grande politica economica, sociale e sanitaria dei prossimi trent’anni».

Per l’assessore Regionale Gino Gerosa «l’invecchiamento della popolazione, che porta con sé un aumento delle cronicità, impone un nuovo sforzo organizzativo che parta da attenzione e investimenti non solo sulla diagnosi e le cure, ma anche su un approccio che favorisca i sani stili di vita a 360 gradi. E’ uno dei grandi temi che abbiamo posto in testa all’agenda fin dall’insediamento della nuova Giunta regionale – ha detto Gerosa –  programmiamo e investiamo in un’assistenza che si dipani sul territorio, con il pieno coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale, con l’avvio della Case di Comunità degli Ospedali di comunità dove collocare via via tutta una serie di servizi che portino la sanità più vicina al cittadino. Primi in Italia abbiamo firmato un accordo con i Medici di Medicina Generale per il loro pieno coinvolgimento nell’attività della Case di Comunità. E’ già stato raggiunto e superato l’obbiettivo di prendere in carico il 10,98% degli over 65 in assistenza domiciliare e nel 2025 sono stati presi in carico 53.312 pazienti aggiuntivi. Numeri che faremo crescere lavorando con tutti gli attori del settore».