REGIONE VENETO – Blocco diesel Euro 5 da ottobre: anche il Veneto frena, in arrivo un piano alternativo. Confartigianato: "Intenzioni positive"
6 Agosto 2026

REGIONE VENETO – Blocco diesel Euro 5 da ottobre: anche il Veneto frena, in arrivo un piano alternativo. Confartigianato: “Intenzioni positive”

AttualitàAutoriparazione

“Accogliamo con favore il percorso avviato dalla Regione del Veneto per evitare il blocco generalizzato dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal prossimo 1° ottobre: una limitazione indiscriminata avrebbe effetti molto pesanti su lavoratori, famiglie, artigiani e piccole imprese che utilizzano quotidianamente il proprio mezzo per lavorare e che spesso non dispongono delle risorse necessarie per sostituire anticipatamente un veicolo ancora perfettamente efficiente”. Questo il commento a caldo di Massimo Ruffa, presidente di Confartigianato Imprese Autoriparazione Veneto, sull’avvio dell’iter di approvazione dello stop al blocco da parte dell’Amministrazione regionale.

“La decisione di evitare le limitazioni orarie nasce dalla volontà di tutelare il portafoglio dei cittadini – concorda Massimo Speri, presidente di Confartigianato Autoriparazione Verona –.  La transizione ecologica va accompagnata dal buonsenso, evitando che le azioni si trasformino in costi insostenibili per imprese e famiglie, che magari in questo momento non sono nelle condizioni economiche di sostituire il proprio veicolo”.

La vicenda degli Euro 5, secondo Confartigianato, è il risultato di politiche europee e nazionali sull’automotive che stanno mostrando tutti i loro limiti. Sono stati fissati obiettivi e divieti senza accompagnarli da una vera politica industriale capace di sostenere la produzione europea, l’innovazione tecnologica e l’accessibilità economica dei nuovi veicoli. Nel frattempo il baricentro della filiera automobilistica, delle batterie e delle tecnologie elettriche si è progressivamente spostato verso l’Asia, mentre il mercato europeo e italiano hanno subito un forte ridimensionamento.

Il Veneto è chiamato a rispettare obiettivi fissati a livello europeo, ma non dispone degli strumenti industriali, fiscali e infrastrutturali per affrontare da solo una transizione di questa portata. La struttura stessa del territorio regionale, caratterizzata da una forte diffusione di aree produttive e da una mobilità basata in larga parte sull’uso dell’automobile, rende indispensabile accompagnare qualsiasi restrizione con alternative realmente praticabili.

“Secondo gli ultimi dati ACI relativi al 2025 – spiega Devis Zenari, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, nella nostra regione si contano circa 325.000 veicoli diesel Euro 5 su un parco circolante complessivo di 3,3 milioni di automobili. Qualora la normativa entrasse in vigore senza deroghe, le restrizioni andrebbero a colpire direttamente circa 37.000 automobilisti residenti o circolanti nei centri con popolazione superiore ai 100 mila abitanti, tra i quali proprio Verona. Bene, dunque, il lavoro che sta portando avanti la Regione per trovare soluzioni meno impattanti”.

Gli autoriparatori di Confartigianato ricordano che la classe Euro indica la tecnologia con cui un mezzo è stato omologato, ma non descrive da sola le sue emissioni effettive. Due automobili della stessa categoria possono avere comportamenti molto diversi: una può avere filtro antiparticolato, catalizzatore, sistema EGR, iniettori e sensori perfettamente funzionanti; l’altra può presentare guasti o manomissioni che ne moltiplicano le emissioni.

Secondo studi tecnici di TNO (l’organizzazione olandese per la ricerca scientifica applicata), un filtro antiparticolato correttamente funzionante può abbattere il particolato diesel fino al 95-99%, mentre un filtro danneggiato o rimosso può determinare emissioni decine di volte superiori. La manutenzione non trasforma un Euro 5 in un Euro 6, ma impedisce che un veicolo diventi un grande emettitore a causa del deterioramento dei suoi componenti.

“Dunque – continua il veronese Speri –, dopo la retromarcia del Piemonte e i dubbi sollevati dalla Lombardia, anche la Regione del Veneto si sta muovendo per trovare soluzioni che consentano di fermare lo stop, puntando su una strategia fatta di azioni compensative ed ecologiche alternative, che permettano, inoltre, di rispettare i criteri previsti dall’Unione Europea”.

“Alle limitazioni – aggiunge il presidente regionale di categoria, Ruffa – devono essere affiancati controlli moderni sulle emissioni effettive, incentivi alla diagnosi e alla riparazione dei sistemi antinquinamento, sostegni alla manutenzione per famiglie e piccole imprese e verifiche severe contro la rimozione dei dispositivi ambientali”.

La transizione, per Confartigianato, deve valorizzare anche la riparazione e il lavoro qualificato delle officine, che in Veneto sono circa 5.700, mentre in provincia di Verona arrivano ad oltre 1.200. “Si ripari ciò che può essere riparato – affermano in coro Ruffa e Speri –, si mantenga efficiente ciò che può continuare a circolare e si sostituiscano prioritariamente i veicoli realmente più inquinanti o non recuperabili. Allo stesso tempo si supportino, con incentivi dedicati, la transizione all’interno delle officine, che necessitano di continuo aggiornamento sotto il profilo della strumentazione e competenze quando ci si trova ad operare su veicoli di ultimissima generazione”.

“La decisione della Regione va nella direzione che Confartigianato chiedeva da tempo: evitare che il costo della transizione ecologica ricada interamente su famiglie, lavoratori autonomi e piccole imprese”, sottolinea Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto. “Per migliaia di artigiani il furgone non è un bene sostituibile dall’oggi al domani, ma uno strumento di lavoro indispensabile. Apprezziamo il percorso avviato dalla Regione, e siamo convinti che il Veneto non debba essere lasciato solo. Servono una politica industriale europea capace di rilanciare il settore automotive, investimenti nelle infrastrutture e una strategia ambientale che punti a ridurre concretamente le emissioni, senza trasformare ogni obiettivo ecologico in un obbligo di acquisto. L’ambiente si tutela riducendo davvero le emissioni, non fermando indiscriminatamente chi lavora”.