DENUNCIA – Dal parrucchiere al muratore: sommerso e abusivismo colpiscono 10mila imprese artigiane veronesi
AttualitàIl 20° rapporto Galassia di Confartigianato Imprese ha stimato in 217,5 miliardi di euro, pari al 10,2% del PIL, il valore dell’economia sommersa, di questi, 77,2 miliardi derivano dal lavoro irregolare, che da solo pesa per il 3,6% del PIL. I dati parlano chiaro, è una battaglia difficile da vincere con un sommerso cresciuto del 7,5% in un solo anno, trainato da un +11,3% di lavoro irregolare. Nei servizi – dove rientrano benessere, cura della persona, attività creative – il tasso di irregolarità arriva al 13,1%, mentre nelle costruzioni è al 10,3%.
A livello nazionale il rapporto rileva che sono 588.150 le imprese artigiane italiane attive nei settori più esposti alla concorrenza sleale. In Veneto si tratta di un esercito di acconciatori ed estetisti (11.416 imprese), fotografi (803) e riparatori beni ed elettrodomestici (2.607), muratori 8682), elettricisti (5762), idraulici (5261), pittori edili (5.750), manutentori del verde (1945), traslocatori (73), tassisti (1.186): quasi 49mila imprese quotidianamente sotto pressione a causa della concorrenza sleale che non paga le tasse, non rispetta le norme e non garantisce sicurezza.
“Per la provincia di Verona – entra nel dettaglio Devis Zenari, Presidente provinciale di Confartigianato Imprese –, le aziende artigiane, registrate nei settori che sono più sotto pressione per la concorrenza sleale dell’abusivismo, sono in totale 10.099 e rappresentano il 43,4% dell’artigianato, considerato che le imprese artigiane veronesi sono circa 23.300. Anche se le attività che subiscono danni a causa di sommerso e abusivismo sono molte altre, come ad esempio quelle del settore moda, la perimetrazione prende a riferimento gli undici mestieri indicati, nella Campagna nazionale di Confartigianato contro l’abusivismo, come maggiormente esposti alla concorrenza sleale”.
I più esposti nel Veronese, dunque, sono acconciatori ed estetiste (2.409); seguiti da muratori (2.058); manutentori e riparatori di autoveicoli (1.148), con particolare riferimento a carrozzieri ed elettrauto; per la categoria impianti ci sono elettricisti (1.091) ed idraulici (1.045); e poi pittori edili (868); riparatori di beni per uso personale e per la casa (510); tassisti (330); potatori e giardinieri (413); fotografi (175) e videoperatori (37); traslocatori (15).
“Tenuto conto che acconciatura ed estetica sono in prima linea – aggiunge Cristina Scurtu, Presidente di Confartigianato Benessere Verona –, va ricordato che abbiamo recentemente manifestato soddisfazione per la presentazione del Disegno di Legge Ancorotti, contenente l’impegno a contrastare con decisione il fenomeno dell’abusivismo, che continua a danneggiare le imprese sane e a minacciare la sicurezza e la salute dei cittadini. C’è ad esempio la scelta di inasprire le sanzioni per chi esercita abusivamente l’attività di estetista o di acconciatore, un segnale forte e necessario per tutelare le imprese che operano nel rispetto delle regole. Auspichiamo dunque che il disegno diventi legge”.
Per Confartigianato, la fotografia è chiara: acconciatura, edilizia, manutenzione, servizi e riparazioni domestiche sono tra i mestieri più colpiti da operatori sommersi che sfuggono a norme, costi e responsabilità. Chi lavora in nero può permettersi prezzi stracciati e il risultato è una svalutazione del lavoro creativo e professionale, che danneggia le imprese serie e confonde i clienti.
“La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Roberto Boschetto, presidente di Confartigianato Imprese Veneto – a pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per Confartigianato Imprese Veneto servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione. Come categorie chiediamo anche l’aiuto dei cittadini, che scelgono quotidianamente chi far entrare nelle loro case o a cui rivolgersi per un servizio, la nostra forza sono loro, i nostri clienti. A loro vogliamo dire che quasi 49 mila imprese venete rappresentano un patrimonio economico, sociale e professionale che non può essere lasciato solo – conclude Boschetto.”
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