AUTOTRASPORTO – Autotrasporto veneto in assemblea permanente. Brandellero: “Senza rapidi provvedimenti a difesa del settore, si va verso il fermo dei servizi”
Trasporti - Logistica - Mobilità“L’Autotrasporto veneto, senza un cambio di rotta rapido, con provvedimenti a tutela del settore, è convinto che non si possa fare altro che schierarsi per il fermo dei servizi”. Lo dichiara Paolo Brandellero, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona, presente, oggi, all’assemblea pubblica tenutasi al Crowne Plaza di Padova, dove Confartigianato Trasporti Veneto, Cna Veneto e Fai Veneto, hanno chiamato a raccolta le imprese di autotrasporto della regione per un confronto pubblico su una crisi che, dicono “non è più gestibile con interventi tampone”.
Il settore dell’autotrasporto è ormai al collasso a causa del caro gasolio, con prezzi stabilmente oltre i 2 euro al litro, e senza risposte concrete del Governo potrebbe essere inevitabile il fermo nazionale dei servizi. La posizione arriva anche da Unatras (Unione Nazionale Associazioni Autotrasporto Merci) che, dopo i ripetuti segnali di allarme lanciati, ha convocato per il prossimo 17 aprile a Roma il Comitato Esecutivo per assumere le conseguenti decisioni sulle azioni di autotutela della categoria.
“Con l’assemblea regionale abbiamo voluto allineare le nostre posizioni prima del coordinamento romano – spiega Brandellero – e il sentimento che abbiamo raccolto tra i colleghi è di grande preoccupazione, insoddisfazione e anche rabbia. Negli ultimi mesi il settore, che per la provincia di Verona conta circa 1.900 aziende artigiane, sta affrontando una vera e propria bufera: aumento dei costi operativi ormai fuori controllo, rapporti sempre più tesi con la committenza, margini talvolta ridotti all’osso e una volatilità dei prezzi che rende impossibile qualsiasi pianificazione nel medio periodo”.
Il costo del carburante è la chiave di volta del malcontento: dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il prezzo del gasolio è cresciuto del 34% nell’extra-rete, mentre alla pompa è aumentato, nonostante il provvedimento di riduzione di 20 centesimi e la sua proroga, di un +17% tra mese e mese, e ad oggi, mese di aprile, in salita del 23%, generando un aggravio per le imprese di decine di milioni di euro al mese e di centinaia di milioni di euro l’anno. Un impatto enorme per un settore in cui il carburante rappresentava prima della crisi circa il 30% dei costi aziendali, ma che oggi arriva fino al 40% per le imprese di autotrasporto, seconda voce più rilevante dopo il personale. Un aggravio fino a 9.000 euro annui di extra-costi per veicolo pesante, cosa che mette fuori mercato migliaia di aziende italiane.
“Le imprese stanno lavorando in perdita e non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari – sottolinea Michele Varotto, Presidente regionale di Confartigianato Trasporti –. Le misure fin qui messe in atto dal Governo si sono rivelate del tutto inadeguate e stanno addirittura penalizzando il nostro settore. La nostra categoria gode infatti di un meccanismo dedicato di recupero dell’accisa che è sparito a causa dei recenti tagli lineari, della speculazione e della volatilità del mercato”.
Gli autotrasportatori veneti chiedono che venga ristabilita immediatamente la carbon tax: il taglio dell’accisa indistinto per tutte le categorie di soggetti che vivono la strada agevola momentaneamente il cittadino ma penalizza l’autotrasportatore. Se si tolgono 25 centesimi all’automobilista alla pompa, per i mezzi pesanti la riduzione dovrebbe essere almeno di 40 centesimi, se si vuole davvero tutelare la categoria. “Proponiamo, inoltre – conclude il veronese Paolo Brandellero –, di prevedere, in via temporanea o strutturale, la possibilità di accesso immediato al rimborso accise, su base opzionale per le imprese, al fine di migliorare la gestione del capitale circolante in una fase di elevata volatilità dei costi energetici. Il tema non è aumentare i ristori, ma ridurre il disallineamento tra esborso e recupero. Il rimborso accise immediato rappresenta una misura a costo invariato per lo Stato, ma ad alto impatto sulla liquidità delle imprese”.
Le rappresentanze di categoria venete, che si considerano in assemblea permanente, si sono prese, dunque, una settimana di tempo, in vista del comitato esecutivo nazionale Unatras del 17 aprile, ma la linea è chiara e dura: o si cambia, o ci si ferma.
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