9 Aprile 2020

CORONAVIRUS – Gli alimentaristi artigiani insorgono e scrivono al Prefetto: “Attività chiuse, vietato anche l’asporto, mentre prodotti non artigianali venduti nei supermercati”

Alimentazione

Gli alimentaristi artigiani non ci stanno e scrivono al Prefetto. Il DPCM dell’11 marzo, infatti, ha penalizzato le imprese del settore alimentare inquadrate sotto il codice Ateco della ristorazione, ossia gelaterie, pasticcerie, pizzerie al taglio, friggitorie, rosticcerie e simili, le quali, pur trattandosi di attività artigiane di produzione, sono state assimilate ai bar e, quindi, obbligate alla chiusura. “Si tratta di una palese discriminazione che avvantaggia alcuni operatori a sfavore delle imprese da noi rappresentate – afferma Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, determinando in questa situazione, che è già di estrema difficoltà, un forte danno economico in uno dei periodi dell’anno nel quale viene realizzata buona parte del loro fatturato annuo”.

In provincia di Verona le imprese artigiane del settore Alimentazione sono 1.164 e danno a lavoro 4.979 addetti. Confartigianato, solo per quanto riguarda gelaterie e pasticcerie, ha stimato che alle 24mila imprese di tutta Italia, il 70% delle quali artigiane, con 74mila addetti, la chiusura ad aprile provocherà perdite per 652 milioni di euro, tra mancato fatturato e perdite legate ad deperimento delle materie prime acquistate precedentemente alla sospensione forzata.

“Abbiamo sempre sostenuto trattarsi di una errata interpretazione della ratio del provvedimento volto ad impedire eventuali assembramenti nei locali dove si svolge l’attività – continua il Presidente –, ma solo nel caso in cui vi fosse un consumo sul posto o una somministrazione di prodotti e non laddove vi sia il semplice asporto, come nella maggioranza delle attività in questione. Nel contempo, infatti, lo stesso Decreto consente ad altri esercizi commerciali di vendita al dettaglio, nel rispetto delle misure di prevenzione, di proseguire l’attività anche con possibilità di asporto dei prodotti analoghi, prevalentemente industriali, a quelli realizzati dalle imprese artigiane, come colombe, uova pasquali, dolci tipici del periodo”.

Per tale motivo, Confartigianato ha avviato un’azione nazionale di sensibilizzazione nei confronti delle rappresentanze cittadine dello Stato, ossia i Prefetti. “La nostra Confederazione si è più volte rivolta al Governo, rimasto finora sordo alla nostra richiesta di rimuovere questa ingiusta discriminazione – spiega Iraci Sareri –, quindi abbiamo chiesto a tutte le nostre imprese di interpellare direttamente il Prefetto, inviando una lettera via e-mail con la quale spiegare le ragioni di tale iniziativa e ottenere la dovuta equiparazione dell’attività artigiana di vendita per asporto a quella prettamente commerciale, così da rimuovere questo ingiustificato impedimento all’attività di tanti artigiani e piccoli imprenditori. Al di là del momento attuale, con le festività pasquali ormai alle porte e perdite ormai certe che possiamo considerare irrecuperabili, il cambio di rotta deve avvenire al più presto, perché le piccole imprese devono essere messe nelle condizioni di ricominciare, in vista di un futuro senza coronavirus, ma con la speranza di riuscire a riprendersi”.