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6 Set 2018

STUDIO – Indice Confartigianato pressione burocratica: bene il Veneto. Bissoli: “Dal 1918, in vigore 137mila atti normativi. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere”

“Fa piacere constatare che il sistema produttivo regionale veneto gode di un ‘vantaggio competitivo’ dovuto al minore peso della burocrazia rispetto a molte aree del Paese. Situazione particolarmente apprezzata dalle piccole imprese, dove titolari e soci rubano letteralmente tempo al lavoro per districarsi in un labirinto da 137 mila atti normativi vigenti. Ma il confronto con l’Europa e con le regioni a statuto speciale ci porta a dire che ci sono ampi margini di miglioramento”. Ad affermarlo Agostino Bonomo, Presidente di Confartigianato Imprese Veneto, che così commenta i risultati di un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato.

“Se in questo Paese, come ha recentemente fatto notare il professor Cottarelli, il costo della burocrazia sulle imprese, stimato in 31 miliardi di euro, genera un gettito fiscale di 35 miliardi, c’è davvero qualcosa che non va – continua Bonomo –. La strada maestra, almeno per il nostro Veneto, è quella di proseguire nel processo di autonomia avviato dopo il referendum dello scorso ottobre”.

Il peso della burocrazia nel nostro Paese è molto più elevato rispetto alla media dei Paesi dell’Unione europea. L’analisi dei dati di Eurobarometro della Commissione europea evidenzia che, nel 2017, la complessità delle procedure amministrative è ritenuto un problema nell’attività dell’azienda dall’84% degli imprenditori in Italia, oltre venti punti superiore al 60% della media Ue. Il peso della burocrazia influenza l’attività di impresa con intensità simile all’Italia anche in Francia (85%) mentre è meno pesante in Germania (51%) e Spagna (46%) e si riduce in modo più marcato nel Regno Unito (19%).

“Sulla complessità degli adempimenti burocratici e la conseguente incertezza nello svolgimento dell’attività di impresa – aggiunge Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona – pesa l’enorme mole di leggi che il nostro Paese continua a sfornare da tempo immemorabile e che rimangono in vigore nonostante diventino anacronistiche. Una ricerca in Normattiva – il portale della legge vigente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato – evidenzia che al 6 giugno 2018, in Italia, sono vigenti 136.987 atti normativi pubblicati negli ultimi cento anni, a partire dal 6 giugno del 1918. Verrebbe da sbellicarsi dalle risate, se non ci fosse realmente da mettersi a piangere”.

Al fine di evidenziare le differenziazioni territoriali del peso della burocrazia su cittadini ed imprese, Confartigianato ha costruito un “Indice della Burocrazia” per regione, elaborato sulla base di 10 indicatori  (tempi della giustizia civile e tributaria, tempi di pagamento della PA, lunghezza delle code in uffici che erogano servizi, pratiche online gestite dai Comuni, durata opere pubbliche, corruzione, qualità di governo, assenteismo per malattia dei dipendenti pubblici e creazione di valore delle partecipate dagli enti territoriali).

“La classifica finale elaborata – prosegue Bissoli – associa a valori più elevati dell’Indice Confartigianato della Burocrazia regioni con una maggiore pressione della burocrazia sulle imprese e dove sono più carenti le tutele dei diritti delle imprese in campo civile e tributario, con carenze nelle condizioni di accesso ai servizi, nell’efficienza delle imprese che gestiscono servizi pubblici locali, nella qualità della governance pubblica e nell’uso delle tecnologie digitali. In questa speciale classifica la regione Veneto si piazza positivamente in quint’ultima posizione, con un indice pari a 406,1 dietro a tre regioni a statuto speciale: Trentino, Friuli e Valle D’Aosta, rispettivamente con 275,5; 294,8 e 331,1, ed all’Emilia Romagna, quart’ultima con indice di 401,6”.

Una burocrazia meno oppressiva, una giustizia civile più veloce, ridotti tempi di attesa e servizi più puntuali costituiscono una condizione essenziale per liberare le energie produttive dei territori ed aumentarne la ricchezza. A tal proposito va evidenziato come l’Indice Confartigianato della Burocrazia mostri una forte correlazione negativa con il PIL pro-capite a valori correnti, associando un maggiore peso della burocrazia alle regioni – fenomeno prevalente in quelle meridionali – con un minore reddito per abitante e generando una spirale di burocrazia e bassa crescita.

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I primi sei posti della classifica regionale del maggior peso della burocrazia sono occupati da regioni del Sud e delle Isole. In generale, il Mezzogiorno presenta un valore dell’Indice della burocrazia superiore del 48,2% a quello del Centro-Nord. Nel dettaglio regionale il più alto valore dell’Indice Confartigianato della burocrazia è l’802,6 della Sicilia, seguito dal 786,5 della Calabria, dal 725,4 della Campania, dal 678,1 della Basilicata, dal 673,9 della Puglia e dal 673,3 della Sardegna e la prima regione non della ripartizione è il Lazio con un valore dell’indice pari a 670,0. Complessivamente il Mezzogiorno guida la classifica con un valore pari a 704,9 e stacca il Centro con un indice pari a 572,7 seguito dal Nord-Ovest con 438,0 mentre il Nord-Est con 384,5, valore dimezzato rispetto al Mezzogiorno, si afferma come la ripartizione dove la burocrazia è relativamente meno limitante.

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