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12 Gen 2018

POS – Dal 1° gennaio Pos obbligatorio per pagamenti oltre i 5 euro. Bissoli: “Con costi di locazione, canoni mensili, oneri di commissione e spese di trasmissione… regaliamo soldi alle banche!”

“Non siamo mai stati contrari ad accettare i pagamenti elettronici e a combattere il ‘nero’, ma il problema principale restano le commissioni bancarie e i costi di tenuta del Pos”. Confartigianato Verona torna sulla questione della moneta elettronica, perché dall’1 gennaio è scattato l’obbligo di detenere il lettore di carte per artigiani, professionisti e commercianti, obbligati inoltre ad accettare, se richiesto dai clienti, i pagamenti elettronici per cifre superiori ai 5 euro.

In Veneto – i dati si riferiscono alla fine del 2016 – i lettori di moneta elettronica sono oltre 182mila, uno ogni 27 abitanti (erano 1 ogni 37 abitanti solo 3 anni fa). Il numero delle “macchinette” in 6 anni, è cresciuto di 52.862 unità. Sono queste le cifre dell’osservatorio di Confartigianato Imprese Veneto, su dati della Banca d’Italia, che parlano, inoltre, di una provincia di Verona che, a livello regionale, è al secondo posto, dietro alla sola Venezia (42.550, con un +12.321 negli ultimi tre anni), per numero di Pos, stimati in 35.972 (+9.431). Seguono Padova con 30.343 (+6.379), Treviso con 27.556 (+7.416), Vicenza 26.393 (+5.355), 10.663 Pos si trovano a Belluno (+4.281) e 8.882 a Rovigo con (+4.126).

“Il problema vero – afferma Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona – è che già 2 anni fa, nella legge di Stabilità, venne comunicato che sarebbero stati fissati i tetti delle commissioni da applicare ai pagamenti elettronici, commisurandoli ai servizi effettivamente erogati. La verità è che nulla, in questo senso, ci pare sia stato fatto. Il passaggio all’utilizzo preponderante della moneta elettronica è e sarà un processo obbligato, che può anche essere considerato come un vantaggio per i consumatori, ma rappresenta, di contro, uno svantaggio per artigiani e commercianti, i quali dovranno sostenere i costi di gestione dei Pos delle banche, che possono raggiungere cifre non indifferenti se si tiene conto che, spesso, ad essere coinvolte sono piccole e medie imprese con fatturati annui contenuti. Per alcuni settori i ricarichi sono talmente bassi che l’incidenza di uno o due punti percentuali sul transato significa rinunciare al profitto. Non vogliamo che a subire siano sempre imprese e consumatori”.

L’installazione di tali dispositivi comporta solitamente rilevanti costi di locazione, canoni mensili, nonché oneri di commissione e spese di trasmissione mediamente tra le più elevate d’Europa.

“Non è ammissibile obbligare per legge artigiani, commercianti e liberi professionisti a ‘regalare’ milioni di euro alle banche – conclude Bissoli –, perché è bene che si sappia: il Pos costa anche se non lo si utilizza. Dicono che la pressione fiscale è diminuita? Mettiamo in fila ogni voce di spesa, dalla più grande alla più piccola, imposta in un anno alle piccole imprese da leggi, norme e regolamenti, e poi potremo riparlarne”.

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