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24 Lug 2018

CREDITO – Dopo sei anni e mezzo di trend negativo, persiste calo dei prestiti all’artigianato: Verona -10,3%

A maggio 2018 i prestiti alle imprese crescono dell’1,2% rallentando rispetto al +2,1% di aprile 2018. La crescita è trainata dal +1,5% delle imprese medio-grandi (era +0,3% quasi un anno prima, a giugno 2017) mentre, al contrario, i prestiti alle imprese con meno di 20 addetti ristagnano (-0,1%, era -1,3% a giugno 2017), dopo esser tornato temporaneamente in territorio positivo ad aprile 2018: era da sei anni e mezzo (79 mesi) che il trend del credito alle piccole imprese non registrava un tasso di variazione tendenziale positivo. Sulla rarefazione del credito alle piccole imprese è intervenuto nei giorni scorsi il Presidente di Confartigianato Giorgio Merletti.

A livello settoriale a marzo 2018 i prestiti alle società non finanziarie crescono del 3,9% nei Servizi e del 3,1% nel Manifatturiero, mentre scendono del 3,1% quelle delle Costruzioni, unico settore in flessione dal 2014.

La minore erogazione di credito a micro e piccole imprese si riscontra anche in condizioni di minore rischiosità: a giugno 2017, tra le società sane, i prestiti salgono del 3,0% per le grandi imprese e dell’1,5% per le medie mentre ristagna (0,3%) per le piccole e addirittura scende del 2,5% per le micro imprese.

L’analisi dei prestiti all’artigianato – resa possibile grazie alla collaborazione con Artigiancassa, che ha messo a disposizione i dati da fonte Banca d’Italia – evidenzia a dicembre 2017 uno stock, comprensivo delle sofferenze, concesso al comparto di 38,8 miliardi di euro, in calo del -7,9% su base annua (-3,3 miliardi di euro) e che rappresenta il minimo dal 2000; il calo dei prestiti all’artigianato si attenua rispetto al -9,0% registrato a settembre 2017, ma si intensifica rispetto al  -5,8% osservato un anno prima. In cinque anni (dicembre 2012-dicembre 2017) il calo complessivo è pari al -26,1%, oltre dieci punti quello registrato dal totale imprese (-15,6%).

A dicembre 2017 i prestiti all’artigianato diminuiscono in tutte le regioni: le flessioni meno ampie di riscontrano in Piemonte (-4,1%), Valle d’Aosta (-5,9%), Sardegna (-6,4%) e Lombardia (-6,6%) mentre, all’opposto, diminuzioni a doppia cifra si osservano per Marche (-15,2%), Abruzzo (-10,7%), Sicilia (-10,3%) e Umbria (-10,0%).

Da segnalare che a dicembre 2018 in 16 regioni – che concentrano l’86,4% dei prestiti dell’artigianato – la dinamica migliora o è stabile rispetto a quella rilevata nel trimestre precedente mentre nella rilevazione a settembre 2017 la dinamica dei prestiti peggiorava in tutte le regioni.

A livello provinciale si registra una flessione generalizzata dei prestiti all’artigianato con il solo aumento di Asti (+2,4%); i cali meno intensi sono quelli di Alessandria (-2,0%), Vercelli (-2,4%) e Belluno (-3,7%). All’opposto in quarantasei province si registra una diminuzione superiore alla media del -7,9% e le flessioni più intense sono quelle registrate ad Ancona (-19,2%), Pesaro e Urbino (-16,6%), Trapani (-15,9%), Chieti (-14,9%) e Palermo (-14,4%). Anche in provincia di Verona, purtroppo, il calo risulta importante: -10,3%Sono 794 i milioni di euro prestati alle imprese artigiane veronesi, che incidono per il 4,5% sul totale dei prestiti alle imprese.

I tassi di interesse rimangono ai minimi, ma pesa sulle piccole imprese lo spread di 300 punti base. A maggio 2018 il tasso di interesse sui prestiti pagato dalle società non finanziarie in Italia per nuove operazioni è pari all’1,43%, di 17 punti base più basso rispetto al valore di un anno prima e di 1 punto base inferiore rispetto a quello pagato nell’Eurozona (1,44%). Pur nel contesto favorevole di bassi tassi di interesse sulle piccole imprese pesa lo spread sul costo del credito: a fine 2017 una impresa fino a 20 addetti paga, infatti, un tasso di interesse effettivo sui prestiti a breve termine pari al 6,77%, superiore di 300 punti base rispetto al 3,77% pagato da una impresa medio-grande.

Inoltre le piccole imprese del Mezzogiorno pagano tassi più alti di 171 punti base rispetto ad una analoga impresa del Centro Nord. I tassi più elevati in Calabria (8,95%), Sardegna (82,95%), Basilicata (8,23%), Campania (8,16%), Puglia (8,13%), Umbria (8,11%) e Sicilia (8,01%).

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