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LAVORO – Dal 2016 via libera agli ammortizzatori sociali “su misura” per l’artigianato

Dal 2016 si cambia! Per le imprese artigiane finisce l’epoca della cassa integrazione in deroga e, in caso di crisi aziendale, entrerà in azione il fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato per erogare prestazioni di sostegno al reddito ai dipendenti, in costanza di rapporto di lavoro.


La circolare

FSBA – Fondo di Solidarietà Bilaterale dell’Artigianato

Il decreto legislativo 148/2015, contenuto all’interno della Legge di Riforma del Lavoro nota come Jobs Act, ha introdotto rilevanti novità in merito alla disciplina degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro, oltre che per l’industria anche per l’artigianato. L’obiettivo del Governo è stato quello di limitare il periodo massimo di utilizzo di CIGO e CIGS, introducendo il principio secondo il quale sostiene costi maggiori chi più utilizza la cassa integrazione. Sarà, infatti, dovuto, nel momento in cui si farà ricorso alla CIGO/CIGS, il versamento di un contributo aggiuntivo triplicato rispetto al passato.

Per quanto riguarda l’artigianato vanno fatte alcune premesse. Grazie alla costante azione di lobby esercitata da Confartigianato, le aziende artigiane, per quasi 10 anni, hanno potuto godere della cassa integrazione in deroga con fondi a carico dello Stato e, quindi, sostanzialmente a costo zero. Già nel 2012 questo schema, che ha consentito a moltissime aziende di superare i momenti più difficili legati alla crisi, evitando in tal modo la dispersione di molte professionalità presenti in azienda, era stato messo in discussione dalla c.d. Riforma Fornero. L’intenzione del Governo Monti, infatti, era quella di attrarre le aziende artigiane nella cassa integrazione ordinaria dell’industria, con notevole aggravio di costi per le aziende.

In quell’occasione, sulla scorta delle forti pressioni esercitate a livello politico da Confartigianato, fortemente contraria, il Governo Monti aveva dovuto prendere atto che nell’artigianato esistevano da anni consolidati sistemi di bilateralità, in grado di supportare le aziende nei momenti di difficoltà, ricorrendo ad un meccanismo di indennizzo misto pubblico-privato, che si erano accompagnati all’utilizzo della CIG in deroga. Ci riferiamo ai casi di sospensione del rapporto di lavoro per crisi aziendale, nei quali, previo accordo sottoscritto in sede sindacale, ai lavoratori veniva riconosciuta l’indennità di disoccupazione (ASpI), a carico dello Stato, a condizione che vi fosse una prestazione a carico di EBAV.

Da questo assunto partì la riforma per l’artigianato, che delineava transitoriamente in uno strumento a livello nazionale, chiamato FSBA, l’unica strada possibile per mantenere la relativa autonomia del settore e della bilateralità. Transitoriamente continuava ad essere applicato nei casi di sospensione dei lavoratori l’intervento misto basato su ASPI e prestazione EBAV.

Rispetto al sistema sopra descritto, ormai ben consolidato, come interviene il Jobs Act? E quali sono gli interventi previsti per l’artigianato?

Va detto innanzitutto che il Governo, come più volte dichiarato, dopo tanti anni finanzierà la cassa integrazione in deroga solo per il 2016 limitatamente a tre mesi. Anche in questa occasione la nostra Confederazione, scongiurando ancora una volta il pericolo di un assorbimento dell’artigianato nel meccanismo della cassa integrazione del settore industria, ha indotto l’attuale Governo a riprendere lo schema della legge Fornero, portando a regime il Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo (FSBA).

Il Governo, altresì, aveva lasciato alle Parti Sociali la decisione sulla dimensione delle imprese da salvaguardare con il Fondo e sulla contribuzione di finanziamento a carico delle imprese e dei lavoratori, basata sull’aliquota minima dello 0,45%.

Va sottolineato il fatto che nella riforma non è più stata riproposta l’Aspi (finanziata dallo Stato) come ammortizzatore sociale in costanza di rapporto di lavoro.

Recentemente le Parti Sociali hanno provveduto a siglare un accordo nazionale che prevede l’adozione di FSBA per tutta la platea delle imprese artigiane, indipendentemente dal numero di dipendenti occupati, il che permette anche alle piccole imprese di far fronte alla mancanza di lavoro attraverso l’utilizzo di ammortizzatori.

In questo modo si è riusciti a salvaguardare l’identità artigiana e le buone prassi che regolano da anni il sistema di relazioni sindacali nell’artigianato, evitando nel contempo un aumento consistente dei costi che sarebbe stato inevitabile nel caso di applicazione della disciplina della cassa integrazione ordinaria.

Come funzionerà a regime il sistema dei fondi alternativi per l’artigianato?

La norma prevede che il Fondo di Solidarietà Bilaterale Alternativo (FSBA) dovrà assicurare ai lavoratori, tramite gli enti bilaterali regionali, una tutela in costanza di rapporto di lavoro nei casi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa sulla base delle procedure di consultazione sindacale. Pertanto continuerà l’aiuto alle imprese nei periodi di crisi attraverso l’erogazione delle prestazioni da EBAV.

L’aliquota di finanziamento del Fondo, già fissata in precedenza allo 0,20% e finora assolta tramite il versamento ad EBAV, viene fissata allo 0,45% della retribuzione imponibile a carico del datore di lavoro (a decorrere dal 1 gennaio 2016) e allo 0,15% a carico del lavoratore (a decorrere dal 1 luglio 2016). Il Fondo dovrà garantire almeno una delle seguenti prestazioni:

  1. assegno ordinario di integrazione salariale (80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, entro i limiti massimali fissati dall’INPS) per un periodo massimo di 13 settimane nel biennio mobile;
  2. assegno di solidarietà a copertura delle ore di lavoro non prestate a seguito di accordo sindacali di riduzione dell’orario di lavoro, per un periodo di almeno 26 settimane nel biennio mobile.

Sarà a carico del Fondo FSBA il versamento dei contributi previdenziali a copertura dei periodi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, mentre il datore di lavoro anticiperà il versamento all’INPS e richiederà il rimborso direttamente al Fondo.

Le Parti Sociali, a livello Veneto, in considerazione del fatto che le quote di versamento ad EBAV già comprendono l’alimentazione dei fondi per le sospensioni, si stanno incontrando in questi giorni per ridurre corrispondentemente i versamenti alla bilateralità veneta.

Per quanto riguarda le quote dovute a FSBA sarà nostra cura predisporre tutta la modulistica. Consigliamo le imprese di effettuare gli accantonamenti corrispondenti alle somme dovute, qualora le istruzioni di FSBA per il versamento non giungano in tempo utile.


Il comunicato sindacale

Dal 2016 via libera agli ammortizzatori sociali “su misura” per l’artigianato

Andrea Bissoli: “La straordinaria portata dell’accordo consiste nel fatto che l’artigianato fa da sé”

La svolta è arrivata il 10 dicembre con la firma dell’accordo tra Confartigianato, le altre sigle dell’artigianato e Cgil, Cisl e Uil, che dà il via libera all’operatività del fondo.

La tappa corona un lungo e difficile percorso iniziato nel 2012, con la riforma degli ammortizzatori sociali avviata dal Ministro Fornero e concretizzatasi nel 2015 con un decreto attuativo del Jobs Act.

In questi quattro anni Confartigianato si è battuta per difendere l’autonomia dell’artigianato e il valore della bilateralità. Oggi il risultato premia gli sforzi compiuti dalla Confederazione, come sottolinea il Presidente provinciale Andrea Bissoli: “La straordinaria portata dell’accordo consiste nel fatto che l’artigianato fa da sé, non ha dovuto indossare abiti fuori misura, non è entrato nel calderone della cassa integrazione guadagni, ma continua nella positiva, ventennale tradizione di provvedere in proprio nei casi, diventati purtroppo molto frequenti, di necessità di ricorso ad ammortizzatori sociali per i dipendenti delle imprese artigiane”.

In concreto, protagonisti del funzionamento del Fondo sono gli Enti bilaterali regionali – in Veneto c’è l’Ebav – che gestiranno la redistribuzione delle risorse raccolte attraverso i contributi delle imprese. Contributi che, a regime, saranno così suddivisi: un’aliquota dello 0,45% a carico dell’impresa e, a partire da luglio 2016, un’aliquota dello 0,15% a carico del dipendente.

“Il Fondo è nazionale – spiega ancora il presidente di Confartigianato Verona – ma con modalità organizzative che sono nate regionali e continueranno ad operare su base regionale. Nei casi di sospensione temporanea del lavoro dovuta a crisi di mercato, calamità naturali e altre ragioni previste dall’accordo, il Fondo provvederà ad erogare, in un biennio mobile, il trattamento di integrazione al reddito per 13 settimane di sospensione ordinaria oppure, in alternativa, 26 settimane per i contratti di solidarietà”.

Ora manca soltanto il via libera definitivo del Ministero del lavoro per poter dare piena operatività al Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato che, per il sistema Confartigianato, apre una nuova stagione di impegno sul fronte delle tutele in materia di lavoro.