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DECRETO DIGNITA’ – Rete Imprese Italia: “Disposizioni che preoccupano e deludono piccole imprese”. Sintesi dei punti principali

“Il Decreto dignita’, il primo atto organico del Governo Conte in tema di economia e lavoro, contiene disposizioni che preoccupano artigiani, commercianti e piccole imprese e deludono le aspettative di una reale virata delle politiche del lavoro e fiscali in grado di favorire un’accelerazione dei livelli di crescita che, principalmente a causa del deterioramento del quadro internazionale, mostrano qualche segnale di rallentamento”. Lo ha affermato il Presidente di Rete Imprese Italia, Daniele Vaccarino, nel corso dell’audizione tenuta ieri sera presso le Commissioni riunite Finanze e Lavoro della Camera.

Una posizione critica già espressa prima della pubblicazione, sia da Confartigianato Imprese Veneto, sia da Confartigianato Verona, che hanno definito il provvedimento “Ostile alle imprese”.

“Questo decreto, motivato da temi di sicuro rilievo, come la lotta alla precarizzazione del lavoro, al contrasto dei processi di delocalizzazione e a semplificare gli adempimenti fiscali a carico di professionisti e imprese, nella sua pratica articolazione – ha proseguito Vaccarino – ha prodotto l’irrigidimento nell’utilizzo dei contratti a termine, cioè proprio di quei contratti che hanno permesso negli ultimi anni di sostenere la nuova occupazione, l’introduzione dei maggiori vincoli per i beneficiari di aiuti pubblici che rischiano di penalizzare solo le piccole e medie imprese e alcuni parziali alleggerimenti degli adempimenti fiscali”.

Il Decreto Legge “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 2 luglio e più noto come Decreto Dignita’, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nella serata di venerdì 13 luglio ed è quindi in vigore da sabato 14 luglio scorso.

Nel proporre una rapida sintesi del Decreto, Confartigianato Verona invita gli imprenditori a fare attenzione ai punti salienti di tale provvedimento, in attesa di vedere come sarà modificato in fase di approvazione dai due rami del Parlamento.

LAVORO

Novità sul contratto a termine

Il ‘Dl dignità’ prevede al Titolo 1 le “Misure per il contrasto al precariato”. L’articolo 1 apporta quindi modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato. Si parte quindi dalla modifica Jobs Act per i contratti a termine (D. lgs 81/2015).

In sostanza quindi il nuovo contratto a termine avrà le seguenti caratteristiche:

  1. il primo contratto potrà avere una durata massima di 12 mesi se stipulato senza causale (ovvero la motivazione tecnica che induce a stipulare un rapporto a termine); il primo contratto potrà essere stipulato con un tetto massimo di 24 mesi se viene prevista da subito la causale;
  2. dopo i primi 12 mesi “acausali”, si potrà rinnovare il contratto per un massimo di altri 12 mesi, ma con l’obbligo di indicare la causale;
  3. il numero delle proroghe possibili nei contratti a termine diminuisce da 5 a 4, fermo restando la durata massima di 24 mesi, come descritto sopra; alla quinta proroga il contratto si intende a tempo indeterminato;
  4. le cause del contratto a termine possono essere le seguenti:
  • temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività del datore di lavoro, o per esigenze sostitutive;
  • connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria;
  • relative alle attività stagionali (art. 21, comma 2) e a picchi di attività.
  • i contratti rinnovati avranno un costo contributivo dello 0,5% in più rispetto all’1,4% già previsto per i contratti a tempo determinato;
  • il contratto a termine potrà essere impugnato entro 180 giorni (in precedenza il limite era di 120 giorni).
Fase transitoria

Il ‘Dl Dignità’ disciplina anche la fase di transizione, infatti prevede che le disposizioni si applicano ai contratti di lavoro a tempo determinato nuovi, ovvero sottoscritti dopo l’entrata in vigore del Decreto-Legge; la nuova disciplina si applica anche in caso di rinnovo a tempo determinato di contratti in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

N.B. NEL CASO DI AZIENDE CON DEI CONTRATTI A TERMINE IN SCADENZA NEL MESE CORRENTE O NEL PROSSIMO MESE DI AGOSTO, INVITAMO LE STESSE A CONTATTARE GLI UFFICI DEL SERVIZIO PAGHE E CONSULENZA DEL LAVORO DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE PER ANALIZZARE LE POSSIBILI SOLUZIONI.

Somministrazione lavoro

Scongiurata l’abrogazione dello staff leasing, ossia del contratto di somministrazione a tempo determinato.

Al contratto di somministrazione a tempo determinato si applicano le stesse norme specificate sopra per il contratto a termine.

Licenziamenti

Stretta anche sui licenziamenti nei contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti (D. lgs 23/2015).

Se il licenziamento non è per:

  • > giustificato motivo oggettivo,
  • > giustificato motivo soggettivo,
  • > giusta causa,

l’indennità spettante al lavoratore, sale da un minimo di 6 (prima era 4) ad un massimo di 36 mensilità (in precedenza 24). Si tratta di una indennità non soggetta a contribuzione calcolata sull’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del TFR.

FISCO

La parte riguardante gli interventi di natura fiscale, era una fra le più attese del “Decreto dignità” del governo. Rispetto a quanto annunciato inizialmente, però, il decreto ha dovuto virare su un cambiamento “light” che ha comunque mantenuto l’obiettivo della semplificazione. Tra i provvedimenti da giorni sotto i riflettori, l’abolizione e la rimodulazione (ove possibile) di redditometro, spesometro e split payment. E poi la fatturazione elettronica.

Redditometro

Non è stato abrogato ma non sarà retroattivo, nel senso che sono stati sospesi i controlli sul 2016 e anni seguenti. C’è però una sorta di “clausola di transizione” che permetterà, al Fisco, di continuare con eventuali controlli o inviti già notificati al contribuente anche sul periodo di imposta 2016. Attenzione, però: le verifiche potranno andare avanti, ma nessuna nuova azione potrà essere intrapresa. La legge stabilisce che è abrogato il decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 16 settembre 2015, con effetto dall’anno di imposta in corso al 31 dicembre 2016. Si tratta del provvedimento che fissava i criteri per l’accertamento induttivo del reddito, in mancanza dei quali è impossibile applicare il Redditometro.

Spesometro

Lo Spesometro (comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute) non verrà abrogato. L’unica novità, rispetto alla normativa che lo regola, è che l’invio del terzo trimestre potrà essere effettuato sino al prossimo 28 febbraio 2019 (l’unica vera proroga inserita nel decreto: la scadenza originale era stata fissata entro il 30 novembre). Chi sceglie l’invio semestrale, i termini sono fissati al 30 settembre 2018 dello stesso anno per il primo semestre e al 28 febbraio 2019 per il secondo semestre. Per chi ha scelto l’opzione semestrale, non cambia niente perché queste scadenze erano già state previste ancor prima del Decreto dignità. Lo Spesometro sarà abrogato dal 1° gennaio 2019, data in cui entrerà in vigore la fattura elettronica.

Split payment

Il meccanismo della scissione dei pagamenti verrà abolito solo per le prestazioni di servizi rese alle pubbliche amministrazioni da parte dei lavoratori autonomi e dei professionisti, i cui compensi devono essere assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o di acconto (per i professionisti c’è già la ritenuta Irpef del 20%). Lo split payment resta invece per le imprese, sempre con riferimento alle operazioni verso la Pa.

Fattura elettronica

E’ ormai ufficiale: l’obbligo della e-fattura per i benzinai scatta l 1° gennaio 2019. In particolare, come si legge nella nota di Palazzo Chigi, « il provvedimento rinvia al 1° gennaio 2019 l’entrata in vigore dell’obbligo, previsto dalla legge di bilancio 2018 (legge 27 dicembre 2017, n. 205), della fatturazione elettronica per la vendita di carburante a soggetti titolari di partita Iva presso gli impianti stradali di distribuzione, in modo da uniformarlo a quanto previsto dalla normativa generale sulla fatturazione elettronica tra privati». Quindi, a partire dal prossimo gennaio scatta l’obbligo di e-fattura per tutte le transazioni B2B. Secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b della School of Management del Politecnico di Milano, il 50% delle grandi imprese e il 34% delle Pmi percepiscono l’obbligo come un’opportunità per ottimizzare i processi aziendali, mentre il 13% delle grandi imprese e il 14% delle Pmi lo vedono come un aiuto per combattere l’evasione fiscale.

Delocalizzazione

Le altre misure contenute nel decreto legge ‘dignità’ riguardano, come già detto in precedenza, la delocalizzazione delle attività produttive dopo aver fruito di incentivi pubblici.

L’Articolo 4 comma 1 prevede che le imprese, italiane ed estere operanti nel territorio nazionale, che abbiano beneficiato di un aiuto di Stato che prevede l’effettuazione di investimenti produttivi ai fini dell’attribuzione del beneficio, decadono dal beneficio medesimo qualora l’attività economica interessata dallo stesso, ovvero un’attività analoga o una loro parte, venga delocalizzata in Stati non appartenenti all’Unione Europea entro cinque anni dalla data di conclusione dell’iniziativa agevolata.

L’impresa beneficiaria di aiuti di Stato che delocalizza dovrà inoltre pagare delle sanzioni pecuniarie pari ad un importo da 2 a 4 volte quello del beneficio fruito.