rincari-pedaggi-autostrada

TRASPORTI – Pedaggi autostradali, Confartigianato: “In anni di inflazione ‘zero’ anche un 2% in più è un furto vero e proprio”

“Il mondo dell’autotrasporto sembra avere una sola certezza; il primo gennaio di tutti gli anni, inesorabilmente, arrivano gli incrementi dei pedaggi. Inflazione? Miglioramenti della qualità del servizio? Nulla di tutto questo da coprire. Solo una rendita di posizione da garantire”. E’ questo il giudizio di Nazzareno Ortoncelli, Presidente regionale veneto di Confartigianato Trasporti, sui rincari scattati il primo di gennaio sulle tratte autostradali della penisola e del Veneto in particolare.

“Gli autotrasportatori si sentono degli autentici figli di un dio minore – prosegue Ortoncelli – che devono solo pagare e tacere. In anni di inflazione ‘zero’, anche un 2% in più è un furto vero e proprio. Soprattutto nel nostro caso, le aziende di autotrasporto di merci per conto terzi, per le quali i pedaggi autostradali, con un impatto di circa il 10%, rappresentano la terza voce di costo dopo personale e carburante. Un vettore che esegue trasporti di linea nazionali effettua oltre il 70% della sua percorrenza annua su autostrade a pedaggio”.

“Sarebbe ora – aggiunge Lucia Caregnato, Presidente di Confartigianato Trasporti Verona –, che i criteri con cui il Governo concede l’adeguamento annuale delle tariffe, in vigore dal 2007, venisse cambiato. Bisogna tenere conto in maniera più appropriata della qualità del servizio reso dai concessionari. Continuiamo a registrare, infatti, l’inadeguatezza della rete autostradale italiana. La dimostrano la velocità media, tra le più basse d’Europa, i disagi che si ripercuotono sugli utenti ad ogni precipitazione nevosa, la mancanza di aree di sosta e di servizi di assistenza appropriati, la cattiva manutenzione delle strutture e del manto autostradale”.

In Veneto gli adeguamenti delle tariffe di pedaggio autostradale coinvolge tutte e tre le concessionarie autostradali: CAV S.p.A. + 0,32%, Autovie Venete S.p.A. +1,88% e Brescia-Padova S.p.A. +2,08%. Aumenti non certo eclatanti come in altre aree del Paese (Milano Torino e Roma in particolare) ma comunque pari alla media nazionale che è di poco più del 2%.

Un 2% in più che, secondo Confartigianato, va a peggiorare ulteriormente il costo medio annuo (per un autoarticolato con 5 assi e che percorra almeno 100mila km all’anno) che, con 1,451 euro al chilometro, è già oggi il 30% più caro della media europea (dati Osservatorio Due Torri). Una differenza dovuta soprattutto ai costi vivi: assicurazioni (+72%) e pedaggi (+121%) sono le gabelle che incidono di più sulla nostra competitività.

“Per le imprese che, dopo anni e anni di crisi, viaggiano sulla lama del rasoio della sopravvivenza – in Veneto abbiamo perduto dall’inizio della crisi oltre 2mila imprese artigiane – questo nuovo colpo, sommato al recente rincaro nei costi di energia e carburante, è tale da provocare il rischio di una nuova epidemia di crack finanziari – conclude Ortoncelli –. Una situazione che stride con il modello di rapporto Stato-concessionari privo di trasparenza dove: gli aumenti sono basati su parametri i cui valori sono discrezionali; le premialità riconosciute sugli investimenti sull’infrastruttura appaiono grottesche in quanto dovrebbe essere già prevista la remunerazione sul capitale investito; le 27 concessionarie scaricano sul mercato il rischio di impresa spalmandolo fra lavori in house, rinnovi di concessioni senza gara, costanti contributi pubblici, defiscalizzazioni e garanzie”.