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SICUREZZA – Legge Regionale ripristina l’obbligo di Sistemi anticaduta permanenti

Nel settembre 2014 il Consiglio Regionale Veneto aveva approvato un provvedimento che andava ad incidere sull’articolo 79 bis della L.R. 27.6.1985. Nr. 61 eliminando l’obbligo di installare dispositivi anticaduta permanenti a conclusione dei lavori edili, lasciando, di fatto, un vuoto rispetto a quanto la Legge stessa indicava per i successivi lavori di manutenzione.

La Regione Veneto è ora intervenuta nuovamente sull’argomento con un nuovo provvedimento che ripristina l’originaria previsione normativa. La nuova Legge Regionale n. 4 del 16 marzo 2015 pubblicata sul BUR n. 27 del 20 marzo 2015, all’articolo 1 modifica, infatti, l’articolo 79 bis della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 “Norme per l’assetto e l’uso del territorio” aggiungendo, dopo il comma 1, il seguente comma 1 bis:
“1 bis. Le misure preventive e protettive di cui al comma 1 devono essere mantenute anche nella fase successiva al compimento dell’intervento edilizio nel caso in cui l’intervento riguardi la copertura degli edifici di nuova costruzione o interventi strutturali alla copertura di edifici esistenti e sulle coperture degli edifici medesimi vi sia la presenza di impianti tecnologici che necessitano di accessi frequenti e costanti per la loro manutenzione. Tali dispositivi di sicurezza, atti a consentire l’accesso alla copertura in quota per il transito dell’operatore in sicurezza fino al raggiungimento degli impianti tecnologici installati e lo stazionamento per la fase manutentiva, devono essere presenti in misura minima, sia tecnica che estetica, e senza impatto visivo nei casi di intervento su edifici a destinazione non produttiva, oppure a destinazione produttiva ma aventi materiali di copertura tradizionali. La revisione periodica dei predetti dispositivi di sicurezza, può essere fatta anche solo prima dell’accesso al tetto, se effettuato con l’uso dei dispositivi di sicurezza installati”.

Queste nuove disposizioni non sono però immediatamente operative perché sono vincolate alla definizione da parte del Consiglio Regionale di appositi indirizzi, direttive ed istruzioni tecniche per la realizzazione delle misure preventive e protettive.


 

I dispositivi per la protezione durante i lavori in quota possono rientrare tra i Dpi o tra i materiali da costruzione

Il chiarimento è arrivato con la circolare 3/2015 adottata dal Ministero del Lavoro in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo economico e quello delle Infrastrutture e trasporti.
In seguito alle numerose richieste di chiarimenti avanzate dagli operatori del settore delle costruzioni, il Ministero ha spiegato che ci sono due tipi di dispositivi di ancoraggio.

I primi seguono il lavoratore e non sono installati in modo permanente, ma sono amovibili e trasportabili. Si tratta dei cosiddetti Dispositivi di protezione individuale (DPI), che devono presentare una serie di caratteristiche, come essere portati in loco e messi in opera dal lavoratore, per poi essere rimossi dal lavoratore stesso. Questo tipo di dispositivi deve essere conforme al D.lgs. 475/1992e avere la marcatura CE.

I secondi, al contrario, sono fissi e al termine dei lavori restano nella struttura anche se possono presentare alcune componenti rimovibili perché avvitate ad un supporto. In questo caso non è richiesta la marcatura CE. I dispositivi devono essere considerati prodotti da costruzione e rientrano nell’ambito di applicazione del Regolamento europeo 305/2011.