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GIUSTIZIA – Secondo rapporto annuale di Confartigianato: Veneto e Verona… bene ma non benissimo

“Un tema che dovrà avere la priorità per il rilancio morale ed economico del nostro Paese è la riforma della giustizia civile. I tempi lunghi per le cause civili (appena un po’ meglio va per i processi penali) amputano il diritto alla giustizia che è il fondamento dell’ordine politico e sociale. Il settore è sottodimensionato, basta parlare con gli imprenditori per capire quanto soffrano la mancanza di risposte adeguate. Le inefficienze recano un danno enorme, circa il 2-3% del Pil. Bisogna intervenire in fretta”. E’ questo il commento di Agostino Bonomo Presidente di Confartigianato Imprese Veneto alle evidenze del secondo rapporto sulla giustizia civile (e sui giudici di pace) realizzato dall’Ufficio Comunicazion&studi della Federazione.

Giustizia: bene ma non benissimo

Il primo dato che emerge dalla seconda edizione del rapporto è che la giustizia, in Veneto ed in Italia, sta lentamente migliorando. I giudici, ordinari e onorari, in servizio sono aumentati di 41 unità in regione (+498 nel Paese). Innesti che hanno fatto scendere il tasso di scopertura di 2 punti percentuali in Veneto e quasi di 5 in Italia. Se si guarda alla sola giustizia civile poi (quella che interessa le imprese e oggetto specifico della ricerca), mancano in Veneto “solo” 34 giudici per arrivare al pieno organico: 238 i giudici effettivi su 272 previsti dalle piante organiche, (589 i posti vacanti a livello nazionale). Scende anche l’arretrato delle cause civili che era di 125.276 nel 2013 ed è passato a 102.398 nel 2017 (-12%). Risultato a cui hanno contributo da un lato la minore litigiosità dei veneti, dato che la normativa scoraggia a iniziare le cause rendendole più costose e aumentano le conciliazioni al di fuori dei tribunali (cause aperte 118.749 nel 2017, -17% rispetto a 4 anni prima) e dall’altro la drastica riduzione delle cause di lavoro per merito della riforma Fornero e del Jobs act. 

Tutto bene allora? Purtroppo no

La giustizia civile in Veneto risulta ancora pesantemente sottodimensionata rispetto alle necessità del territorio. Il numero di abitanti per giudice (ordinario ed onorario) che si occupa di civile effettivamente in servizio è di 20.707 (+31,6% rispetto alla media nazionale), con punte di 24.610 in provincia di Treviso (+56,4%), la migliore provincia in regione è Belluno con 15.829 appena sopra la media; 2.040 sono invece le imprese che “pesano” sulle spalle di ogni giudice (+29,9% rispetto alla media italiana). Sempre Treviso è la provincia più penalizzata con 2.463 imprese per giudice mentre Belluno è la migliore addirittura sotto la media italiana del 23,6% con 1.203. In particolare rispetto alle imprese, il Veneto è la 5° regione d’Italia più penalizzata, la precedono Molise (4.403), Abruzzo (2.955), Toscana (2.331), Piemonte/Aosta (2.130) e Marche (2.081). Anche le cause civili pendenti medie per tribunale sono abbastanza elevate in regione 14.628 (dato 2017) con punte in provincia di Venezia (20.505) e massima efficienza a Belluno (2.945), restando comunque sotto la media nazionale che è di 15.845 cause arretrate per tribunale.     

Veneto comunque efficiente

La nostra regione ha il quarto più alto valore di clareance rate (che misura il rapporto tra numero di casi definiti e numero di casi iscritti. Se <1 il sistema giudiziario non riesce a lavorare una quantità di affari pari al numero di nuove iscrizioni quindi genera arretrato. Se>1 la produttività è più della domanda e quindi il sistema giudiziario smaltisce affari pendenti) del Paese con 1,07 superiore alla media ferma a 1,05. Unito ai più bassi tassi di litigiosità di cittadini ed imprese del Paese rende il sistema decisamente efficace. Serve quindi lavorare sui numeri della “macchina” perché l’efficienza della giustizia civile è una leva di sviluppo sempre più importante. Una delle cause della scarsa attrattività degli investimenti stranieri in Italia e più in generale della minor competitività del sistema italiano è proprio la lentezza con cui i diritti vengono riconosciuti e fatti valere, anche in territori come il nostro.

L’ISTAT, ad esempio ha recentemente stimato che negli ultimi tre anni ben 1 milione 555 mila persone hanno deciso di rinunciare ad avviare una causa civile per il timore di sostenere costi troppo elevati rispetto al vantaggio conseguibile (30,8%), per l’incertezza dei tempi di svolgimento (25,6%) o dell’esito favorevole (15,5%). 

Il focus sulla Giustizia di Pace

Il rapporto 2018 sulla giustizia in Veneto si arricchisce di un nuovo approfondimento sulla giustizia di pace. Due i motivi dell’avvio di questo focus, da un lato la sua caratteristica principale di essere una “giustizia” di prossimità, che affronta piccole grandi questioni legali legate a doppio mandato con la piccola impresa e i cittadini, dall’altro per seguire gli sviluppi della riforma, per certi aspetti molto contestata, della magistratura onoraria (d.lgs. n. 116/2017) ma che avrebbe previsto un incremento interessante delle competenze.

“Come Confartigianato – commenta Bonomo – auspichiamo il potenziamento di questo servizio, che poi è quello che più va incontro alle esigenze dei cittadini. Tale magistrato dovrebbe a nostro avviso essere specializzato per le cause almeno fino a 30.000 (praticamente quelle che interessano i consumatori, le piccole e medie imprese, gli artigiani, i commercianti). In questo modo il Tribunale si libererebbe di procedere con quelle controversie caratterizzate da un elevato tasso di conflittualità e rilevanti interessi economici”.

La giustizia a Verona tra luci e ombre

Partiamo quindi da una prima fotografia che pone subito un primo grandissimo problema, il tasso di scopertura. In Veneto manca il 60% dei 105 giudici di pace previsti in pianta organica (effettivi sono solo 42) e a livello nazionale va pure peggio con il 63,9% di carenza (1.214 operativi su 3.365 previsti). Un dramma poi se si va a misurare quante imprese e cittadini gravano mediamente su ognuno di loro: 116.846 abitanti a testa in Veneto (+134,1% rispetto alla media nazionale ferma a 49.909), con punte insostenibili del +361,6% a Verona dove ogni giudice “serve” 230.389 cittadini.  Ed anche dove va meglio, Belluno la migliore del Veneto, siamo comunque sopra la media nazionale con 68.594 cittadini per giudice. Addirittura – anche se di poco – le cose peggiorano quando si parla di imprese. Sempre Verona è maglia nera con 23.984 imprese per giudice di pace (+379,7% rispetto media Italia), 11.558 (+131,1%) in Veneto e, a Belluno il luogo più attrezzato, con “solo” 5.212 imprese per Giudice.

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Gli organici e le presenze del personale di magistratura ordinaria e onoraria presso gli uffici del Tribunale di Verona contano 51 giudici ordinari in organico e 38 effettivi, più 25 giudici onorari in organico e 21 effettivi, per un tasso globale di scopertura del 7,9%, che rappresenta effettivamente il dato migliore a livello regionale (in Veneto il tasso e del 12,6%).

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Per quanto riguarda la magistratura civile, Verona è la provincia con il tasso di scopertura di ordinari più basso (6,7%). Il numero di abitanti per ogni giudice in materia civile si attesta a 20.034, mentre le imprese sono 2.086 a testa.

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In merito ai procedimenti, il Tribunale di Verona ne conta 23.355 iscritti, 25.239 definiti e ben 19.876 pendenti. L’indice di litigiosità dei veronesi (dato dal rapporto tra numero di controversie aperte e popolazione del periodo o numero imprese) è fissato al 2.534 (la media veneta e di 2.420), mentre l’indice di litigiosità delle imprese è 24.241 (media regionale a 24.323).

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“Le riforme che si sono susseguite a partire dagli anni ’90 e le più recenti del 2009, 2011, 2012 e 2014, non hanno prodotto risultati decisivi – precisa afferma Andrea Bissoli, Presidente di Confartigianato Verona -. Il nulla di fatto che pesa di più è la delega per l’efficienza del processo civile, che dovrebbe istituire le sezioni specializzate per la persona, la famiglia e i minori, ampliare le sezioni specializzate in materia di impresa, semplificare il giudizio di primo grado e superare il termine lungo per impugnare. La giustizia civile resta la vera malata, la piaga che impatta di più sulla vita di cittadini e imprese. Occorre inoltre, scoraggiare ancora più incisamente le liti temerarie che sono uno dei cancri principali del nostro sistema, anche agendo sul versante delle spese processuali”.

“Sul fronte efficienza – conclude Bissoli – auspichiamo che la ricetta a suo tempo proposta dal magistrato Mario Barbuto venga adottata: partire dal misurare l’anzianità delle cause, poi si applicano regole che impediscano ritardi inutili, come definire una data limite oltre la quale un accordo non è più possibile, rendendo così trasparente l’anzianità delle cause, dando obbiettivi ai magistrati, distribuendo il carico di lavoro e motivando le persone”.